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Condivido pienamente l’obiettivo 2: dire “facciamo così perché si è sempre fatto così” è un ostacolo a qualunque cambiamento e innovazione.
Elisafebbraio 11, 2022 alle 7:33 pm in risposta a: Esecuzione del contratto: il D.E.C. Deve Essere Competente #2442Concordo nel ritenere che anche in fase esecutiva ci sia un forte rischio che si verifichino fenomeni corruttivi e che sia quindi fondamentale individuare un DEC con competenze multidisciplinari ed un solido profilo morale: l’attività di controllo e monitoraggio che è chiamato a svolgere è fondamentale per far sì che i soldi pubblici siano spesi bene, nonché collaborare al più ampio processo di promozione delle imprese migliori e di sanzione (e, nel tempo, uscita dal mercato degli appalti pubblici) per quelle cattive.
ElisaCondivido il concetto “Lo Stato siamo noi” e trovo interessante lo slogan IOPA! Condivo pienamente la necessità di una maggiore comunicazione tra i vari livelli dell’organizzazione, con la consapevolezza che nessun piano sarà mai scritto bene e sarà efficace se non elaborato attraverso un processo di tipo bottom up.
Elisafebbraio 11, 2022 alle 6:58 pm in risposta a: “Formazione per fare dell’anticorruzione un’autentica cultura organizzativa” #2440Credo che l’azione 2 sia molto interessante: legare la valutazione delle performance e le prospettive di carriera a comportamenti e atteggiamenti volti a promuovere e partecipare attivamente alla realizzazione e all’implementazione del sistema anticorruzione, può essere un efficace strumento per orientare i comportamenti delle persone.
ElisaHo trovato interessante le proposte di soluzione, in particolare l’azione 2. Si potrebbero organizzare anche dei gruppi di lavoro, coordinati da uno o più formatori, che simulino situazioni concrete di lavoro, in cui è necessario trovare soluzioni ai problemi. E’ infatti durante la pratica di lavoro che emergono errori di valutazione, comportamentali e atteggiamenti non appropriati, che potrebbero essere corretti in queste sessioni di simulazione.
ElisaHo trovato questa rappresentazione del problema della corruzione molto interessante e originale. Ha il pregio di far emergere come sia difficile cambiare un contesto organizzativo, una cultura radicata fatta di abitudini, comportamenti ripetuti e di inerzia. In questo contesto è difficile che un individuo da solo possa imprimere un cambiamento. Ritengo siano necessarie azioni portate avanti da gruppi di individui, che abbiano una portata disruptive rispetto al tradizionale funzionamento di un sistema. Essendo le forze che impediscono il cambiamento estremamente molto difficile da controbilanciare, è necessario che le leve siano molteplici:
– formazione del personale;
– diffusione di una cultura della buona amministrazione e della trasparenza;
– meccanismi di carriera che tengano conto del contributo dei dipendenti al rispetto della legalità, dell’efficienza e della trasparenza;
– introduzione di meccanismi (anche automatici) di individuazione dei casi di maladministration e di sanzione interni.
ElisaTrovo interessante la proposta e, in particolare, la creazione di canali di comunicazione informale (es. chat dedicate) per lo scambio di informazioni e l’organizzazione di eventi per fare team building.
Si potrebbero inoltre creare team di lavoro, per ambito di attività, che analizzino i processi e individuino le attività in cui vi sono rischi (anche potenziali) di corruzione. Ciascun team leader dovrebbe poi partecipare alla co-stesura della parte di piano che riguarda il proprio contesto di competenza con l’ufficio dell’RPCT.
ElisaI problemi che hai descritto fanno emergere un quadro in cui da una parte non vi è una piena consapevolezza delle fattispecie che costituiscono reato, oppure si adottano consapevolmente comportamenti che favoriscono determinate aziende.
Concordo pienamente sulla necessità di informare e formare il personale per aumentare il livello di consapevolezza su quali comportamenti siano vietati, non opportuni, o al contrario, auspicabili o necessari quando si progetta un appalto.
Data la gravità dei comportamenti descritti, si potrebbe pensare di adottare una misura che preveda l’avvio di un audit interno qualora, una stessa categoria merceologica, venga più volte affidata al medesimo OE, senza procedura competitiva, si rilevi un frazionamento dell’acquisto per eludere le soglie di affidamento e non vengano addotte motivazioni adeguate. La misura potrebbe anche prevedere che, in caso di esito negativo dell’audit, si proceda, a seconda dei casi, con l’adozione di uno o più provvedimenti disciplinari, una segnalazione ad ANAC o una denuncia in Procura.
ElisaRitengo anche io che un’eccessiva lunghezza del piano sia di ostacolo ad una sua fruizione ed attuazione, a maggior ragione se la stesura è stata fatta “dall’alto”, senza tenere conto del contributo da parte di coloro che, a qualunque titolo, partecipano alla gestione dei contratti pubblici.
Alla tua interessante proposta di soluzione, si potrebbe affiancare l’organizzazione di gruppi di studio, che intervistino i funzionari appalti, e/o partecipino come uditori alle riunioni in cui si definiscono le strategie di gara. Ritengo infatti che in questi contesti potrebbero emergere elementi utili per la stesura di un piano più tarato sul contesto specifico e sugli effettivi ambiti in cui si annida il rischio di corruzione/maladministration.
ElisaSalve a tutti,
mi chiamo Elisa Rotelli e sono funzionario presso il Settore Coordinamento, programmazione e supporto alla progettazione dell’Area Appalti e Approvvigionamenti – APAP dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Il mio ruolo è principalmente fornire un servizio di consulenza specialistica ai Rup nella progettazione delle gare (appalti e concessioni), in particolare sopra soglia, per l’acquisto di beni e servizi – dalla raccolta dei requisiti funzionali/stima di fabbisogno, all’analisi del mercato di riferimento, fino a definire la strategia di gara – e nella “traduzione” delle esigenze di acquisto in documenti progettuali. Nell’ambito di queste attività coordino le attività degli attori coinvolti (Rup, Esperti tecnici, strutture dell’Ateneo), gestisco la comunicazione, gli stakeholder e lo scheduling di progetto, verifico lo stato d’avanzamento lavori e predispongo prospetti informativi di sintesi. Talvolta mi occupo inoltre della gestione (o di supportare i Rup nella gestione) delle fasi di affidamento ed esecuzione, nonché della gestione della programmazione biennale di beni e servizi.
Mi sono iscritta al Master SEIIC perché nutro un forte interesse per l’ambito dei contratti pubblici, al quale cerco sempre di approcciarmi con una prospettiva multidisciplinare, che contraddistingue anche il mio percorso di studio. Durante il corso, attraverso il confronto e la condivisione con voi e con i docenti, conto di rafforzare le mie skills in ambito giuridico, economico, tecnico e crescere professionalmente, al fine di migliorare la qualità dei risultati del mio lavoro, consapevole di quanto sia importante il mio apporto per offrire a cittadini e imprese servizi di qualità.
Un caro saluto a tutti,
Elisa -
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