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  • in risposta a: IOPA! (IO sono la PA) #2459

    Maurizio Grasso
    Partecipante

    Grazie per i contributi ricevuti. Mi danno ancora più convizione sulla necessità di una svolta culturale.
    Avrei voluto dare il mio contributo ad ogni singolo progetto ma non ci sono riuscito. Voglio però farlo qui almeno in forma collettiva, ringraziondovi per gli interessanti spunti che avete fornito e che mi hanno dato la possibilità di vedere nuovi aspetti o gli stessi sotto diversi punti di vista e suggerito soluzioni, alternative o complementari, ai problemi emersi.
    A conclusione di questa fase mi permetto di fare due brevi considerazioni su quello che probabilmente ha condizionato di più i nostri elaborati:
    1. Questo Master. Il livello formativo è più elevato rispetto ad ordinari corsi di formazione ed aggiornamento ed il numero di destinatari è al momento percentualmente bassso rispetto ai potenziali destinatari dei nostri progetti, ma la finalità è proprio quella di formare una comunità di “buoni amministratori” che a loro volta possano contagiare i colleghi innescando un ciclo virtuoso nell’ambito di una comunità sana via via sempre più numerosa.
    2. Noi. Noi rappresentiamo quella parte di pubblici dipendenti, di qualsiaisi livello ordinativo, che si mette in discussione avendo compreso la necessità di un “cambio di passo” e che ha già preso coscienza del concetto di “fedeltà qualificata” verso le Istituzioni. Riflettendoci su, noi apparteniamo già ad un progetto creativo che in qualche modo riflette tutti i progetti che sono stati presentati nel forum e che dalle eventuali novità emerse trae spunto per evolvere nella proposta formativa delle prossime edizioni.
    I nostri progetti sono diversi nell’angolatura del punto di vista e nell’esposizione ma sono uguali o complementari negli intenti e questo secondo me è già un successo. Abbiamo compreso che è la cultura che deve cambiare se vogliamo davvero creare un nuovo corso, norme restrittive, vigilanze serrate, deterrenza hanno vita breve, durano sino a quando si riesce a mantenerle credibili ed invalicabili ed una volta persa quest’aura di credibilità si rende necessario aggiornare i dispositivi e creare una nuova forma di deterrenza, altrimenti si ritorna inevitabilmente indietro.
    La cultura, non presenta questo tipo di problema, anzi per natura una volta radicata è difficile da rimuovere. In questo la sfida: è tanto difficile rimuovere una cattiva abitudine ma una volta riconvertita in buona ci vorrà altrettanta forza, se non di più, a tornare indietro.
    E allora, che si usino pure tutti gli strumenti utili, anche la deterrenza, ma il vero cambiamento potremo ottenerlo quando il comportamento di ciascuno di noi sarà condizionato dalla convinzione e non dalla convenienza o dalla deterrenza. Oltretutto credo che, almeno per noi, questo già ci appartenga, se fossimo stati diversi probabilmente non avremmo aderito al progetto…
    Maurizio Grasso

    in risposta a: ripartiamo e rilanciamo #2449

    Maurizio Grasso
    Partecipante

    Le azioni propositive finalizzate al rilancio (anche dell’immagine) della Pubblica Amministrazione non possono che trovarmi concorde. Mi piace particolarmente il concetto di CONSAPEVOLEZZA fondamentale in un processo di ripartenza e rilancio. E’ assolutamente tempo di comprendere che la corruzione non è necessariamente un fatto penalmente rilevante ma anche uno stile comportamentale, un fatto di costume, una cultura.
    Altrettanto rilevante è il COINVOLGIMENTO, rendere tutti parte attiva nel processo di analisi del rischio corruzione certamente consente la redazione di un Piano più aderente alla realtà dell’Ente.
    Condivido le soluzioni adottate, prevedendo un “piano di valutazione della performance” che consenta di rendere tutti partecipi degli obiettivi raggiunti, ma anche degli eventuali errori commessi e delle soluzioni adottate. Dall’analisi collettiva degli eventi possono emergere infatti utili spunti o suggerimenti per il miglioramento delle procedure e per la prevenzione di errori futuri.

    in risposta a: Esecuzione del contratto: il D.E.C. Deve Essere Competente #2448

    Maurizio Grasso
    Partecipante

    Anch’io sono convinto che la fase di esecuzione contrattuale sia sottovalutata e concordo sul riconosciuto sul riconosciuto ruolo ancillare rispetto alla fase di affidamento.
    Ciò porta a sottovalutare il potenziale rischio discendente. L’analisi e le soluzioni proposte in merito all’individuazione del D.E.C. adeguato ed alla sua formazione sono assolutamente condivisibili e aggiungo che, frequentemente, il D.E.C. finisce per trovarsi anche isolato quasi come se l’esecuzione contrattuale non possa che concludersi positivamente. A ciò si aggiunga che l’incarico è spesso affidato in aggiunta alle mansioni gia assegnate con un ulteriore sovraccarico di lavoro.
    Mi permetto quindi di dire che il D.E.C. “Deve Essere in Compagnia” attraverso il supporto del Responsabile del procedimento e dei principali attori delle fasi di Pianificazione, Programmazione ed Affidamento. E’ solo attreverso una stretta collaborazione tra le figure di rilievo dell’intero procedimento che si ottengono risultati migliori.

    in risposta a: Potenziamo la “funzione acquisti" dell'Ateneo! #2447

    Maurizio Grasso
    Partecipante

    Concordo pienamente sulla necessità sia nell’investimento in risorse umane finalizzato alla creazione di una struttura adeguata per organico e qualità, sia della formazione permanente. Il vantaggio immediato è l’aumento della produttività nonchè la riduzione del rischio di contenzioso.
    La collaborazione con ANAC è altrettanto proficua considerata la mole di informazioni in grado di fornire ed il grado di qualità nel supporto alla prevenzione e gestione delle situazioni di crisi.
    Parallelamente alle forme di aggiornamento di tipo più tradizionale, aggiungerei il ricorso a modalità alternative come le community. Lo scambio di esperiemze, specie tra omologhi è immediatamente efficace e stimola il confronto e la crescita reciproca. Nel nostro ambito molto efficaci sono risultate chat e mailing list di funzionari delegati e/o titolari di Stazioni Appaltanti. Le recenti lezioni in materia di collusione negli appalti e di distorsione dei modelli di valutazione delle offerte, evidenziano una volta di più la consapevolezza della non esistenza di un “modello perfetto” e della necessità di analisi e studio di una strategia di gara attagliata allo specifico contesto (volume di spesa, distribuzone sul territorio dei beneficiari, numero e tipologia delle potenziali ditte accorrenti, oggetto della gara, ecc.) Il dato storico fornito da esperienze analoghe è fonte inesauribile di informazioni e quindi una buona circolazione di queste consente una maggiore efficacia nel conseguimento degli obiettivi. Oltretutto, interessante effetto collaterale, l’uniformità di comportamento di tutti gli attori scoraggia potenziali iniziative devianti sia dall’interno che da parte degli operatori economici.

    in risposta a: A domanda si risponde #2439

    Maurizio Grasso
    Partecipante

    Concordo, soprattutto sulle azioni 1 e 3. Quale contributo di esperienza posso aggiungere che i sistemi di comunicazione alternativi sono molto efficaci, in particolare, anche se non riferito allo specifico argomento ma alla sicurezza sul posto di lavoro, porto ad esempio un “giornalino” o bollettino (periodico) che comunichi con un linguaggio semplice e senza tecnicismi, fornendo spunti di discussione su alcuni argomenti o aggiornamenti in materia. La chat aziendale può sicuramente aiutare creando il giusto ambiente informale.
    E’ importante tenere sempre viva l’attenzione su un argomento che diversamnete rischia di cadere nell’oblio della routine, la corruzione è sempre percepito come un problema degli altri ed in quanto tale si tende ad accantonarlo.

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