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Ho trovato interessante l’idea di cercare di mettersi nei panni dell’altro perché penso che molti atteggiamenti di dipendenti pubblici, soprattutto di quelli che si interfacciano con il pubblico, possano cambiare in meglio.
Allo stesso modo l’organizzazione che parte dal basso, come avviene nel privato, può contribuire a cambiare i processi amministrativi.
Occorre, come sottolinea Alessandra, rendersi conto dell’importanza del ruolo di dipendente pubblico e del suo essere al servizio esclusivo della nazione.
Le azioni proposte meriterebbero un ulteriore approfondimento con una analisi dettagliata delle attività da intraprendersinovembre 20, 2019 alle 5:24 pm in risposta a: Se la lotta alla corruzione è la domanda, la cultura dell’etica è la risposta #1013Ritengo che educare i cittadini alla cultura della legalità e del senso civico sia un aspetto fondamentale. Però, come ho osservato nel mio piano anticorruzione, i tempi per assimilare tali principi sono lunghi, non è sufficiente l’educazione scolastica se il contesto familiare e sociale è di diverso avviso.
In merito all’obiettivo 2 la mancata o incompleta attuazione degli obblighi di trasparenza avviene grazie alla consapevolezza dei soggetti responsabili di non essere controllati. Il problema quindi non è solo dell’entità della sanzione ma anche quello dei controlli.
Condivido la necessità di valorizzare i buoni comportamenti il problema è che spesso non vi sono criteri oggettivi di valutazione e spesso si verifica che i dipendenti premiati non sempre sono i più capaci
novembre 20, 2019 alle 4:58 pm in risposta a: Davide contro Golia, ovvero la BUONA AMMINISTRAZIONE “DAL BASSO” #1012Penso che noi tutti, dipendenti pubblici, ci ritroviamo nella realtà descritta da Valentina: dirigenti deresponsabilizzati che non svolgono bene i propri compiti, dipendenti capaci a cui vengono tarpate le ali, sistemi di valutazione inefficienti, opacità del sistema amministrativo per non individuare i responsabili delle azioni in spregio a quello che dice la legge. Le azioni proposte da Valentina di coinvolgimento dal basso dei dipendenti, cd bottom up, sono positive. In aggiunta sarebbe necessaria una modifica generale sulla nomina e sulle funzioni dei dirigenti.
io non so se ho capito bene. Ma se sei in sede di gara non è possibile integrare un requisito di qualificazione concedendo i subcontratti. Il subcontratto dovrebbe riguardare la fase dell’esecuzione. Forse non ho capito bene
io non avrei ammesso i subcontratti in fase di gara perché si tratta di una violazione del principio di parità di trattamento.
In merito al quesito se il sub contratto, affidato ad un’azienda già partecipante alla stessa gara come consorziata di un consorzio stabile, rientrando nella fattispecie di cui all’art. 105 del CdC, possa determinare una turbata libertà degli incanti con conseguente esclusione del consorzio e della consorziata e relativa segnalazione all’ANAC, ritengo che possa essere un indice del rapporto che lega le due imprese. Situazione che non sarebbe emersa se non aveste previsto la possibilità di sub contratto.
Sarei più propensa ad escludere la ditta X per carenza dei requisiti
Un P.T.P.C. deve rappresentare correttamente le aree di rischio proprie di una singola amministrazione; inoltre deve essere di facile e immediata consultazione Tale non può essere quello generale del Ministero della Difesa che non si attaglia alle specificità di ciascuna stazione appaltante. Quindi ritengo corretta la necessità di un P.T.P.C. personalizzato.
Se ho capito bene, tu vorresti farlo per macro aree e non per enti territoriali. Le linee guida ANAC prevedono tale possibilità? Inoltre la stessa macro area potrebbe avere caratteristiche diverse nei vari enti territoriali?novembre 18, 2019 alle 8:20 pm in risposta a: VERSO UNA DIMENSIONE EVOLUTIVA DELLA ROTAZIONE NELLA P.A. #998La rotazione degli incarichi è un ottimo strumento per prevenire fenomeni di corruzione; purtroppo si scontra con realtà, come la mia, in cui vi è un solo dirigente amministrativo. Non risulta nella pratica attuabile.
Come fare per ruotare gli incarichi in quelle amministrazioni in cui vi è un solo dirigente?
Nel caso delle Prefetture si potrebbe pensare di trasferire i dirigenti da una provincia ad un’altra. Ma quanti di noi vorrebbero spostarsi ogni cinque anni?
Una soluzione attuabile sarebbe quella di creare un ufficio regionale che curi gli acquisti di beni e servizi per tutte le Prefetture dislocate nella singola regione.
novembre 18, 2019 alle 8:09 pm in risposta a: Contrasto ai fenomeni corruttivi nell’ambito fondi strutturali europei #997Ho trovato interessante la questione della corretta selezione dei soggetti che svolgono l’assistenza tecnica e delle misure volte a mitigare il rischio di potenziale conflitto di interesse sia nell’ambito del ricorso a personale esterno sia per quello interno. Il servizio di audit è spesso depotenziato a livello di risorse umane e strumentali. Una mia cara amica che si occupava del servizio di audit di un ente pubblico lamentava gli stessi problemi sollevati da Antonia. Spesso si tende a svalutare il personale interno per affidare i servizi di consulenza a soggetti esterni con logiche non sempre chiare. Si preferisce inoltre non attribuire all’ufficio audit quei poteri necessari per svolgere efficacemente le proprie competenze.
Tutte le misure prospettate da Antonia sono efficaci ma richiedono una effettiva cooperazione dell’organo politico che abitualmente non si riscontra.novembre 18, 2019 alle 7:55 pm in risposta a: La corruzione! Fenomeno diffuso dell’oggi ma anche del domani? #996Ritengo che la formazione nelle scuole sia auspicabile per iniziare quel percorso volto a cambiare l’atteggiamento culturale delle persone. Tuttavia, ritengo che i tempi di realizzazione siano molto lunghi; secondo me occorrono molti anni perché non è solo la scuola ma tutto il contesto che deve cambiare.
novembre 18, 2019 alle 7:46 pm in risposta a: CENTRALIZZAZIONE ACQUISTI E PREVENZIONE CORRUZIONE DA MALADMINISTRATION #995Ritengo che il piano proposto dalla collega sia concreto, efficiente e realizzabile in breve presso ciascuna amministrazione. Ritengo opportuno però il collegamento di questo ufficio con le varie direzioni che dispongono delle risorse finanziarie per una corretta e completa programmazione degli acquisti, per evitare lo scollamento tra l’individuazione dei fabbisogni e gli affidamenti degli appalti.
La mia amministrazione ha sempre interpretato la clausola sociale prevedendo l’obbligo di riassorbire tutti i dipendenti e riconoscendo la libertà di iniziativa economica privata nella possibilità riconosciuta all’aggiudicatario di ridurre l’orario di lavoro
Segnalo che è stata sollevata questione di legittimità costituzionale dal T.a.r. per la Liguria in merito all’art. 192, comma 2, del d.lgs. n. 50 del 2016, nella parte in cui esso impone all’amministrazione, che voglia avvalersi dell’affidamento in house per servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza, di esternare le ragioni della propria scelta, motivando sulle ragioni del mancato ricorso al mercato (Tar Liguria, sez. II, ordinanza 15 novembre 2018, n. 886)
Vorrei condividere con voi una osservazione. Leggendo la disposizione sembra che la valutazione della congruità non debba essere fatta esclusivamente basandosi su criteri di economicità.Occorre infatti valutare i benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio
Ritengo che in una pubblica amministrazione sia importantissimo scardinare i “monopoli di informazioni e di competenze esclusive”, che costituiscono, come afferma giustamente Manuela,vere e proprie nicchie di potere. Ma ciò presuppone un vero e proprio cambiamento di mentalità delle persone che ne fanno parte.
Allo stesso modo il controllo di gestione viene spesso relegato dalle P.A. ad un ruolo secondario e privo dei poteri necessari per svolgere al meglio i propri compiti.
Condivido la necessità di aumentare la trasparenza e l’attività formativa del personale sul tema della prevenzione della corruzione.Sono d’accordo sulla necessità di formare il personale sul loro ruolo di prevenzione della corruzione e sulla importanza di quest’ultimo. Ritengo però opportuno il maggiore coinvolgimento degli stessi dipendenti nella elaborazione del PTPC dell’ente di appartenenza.
La presenza di funzionari capaci, competenti e adeguatamente retribuiti rappresenta un ottimo antidoto al pressappochismo imperante in alcuni uffici pubblici. Non ritengo però che possa risolvere il problema delle mazzette che spesso coinvolge personalità di vertice delle amministrazioni, anche dotate di un elevato livello di competenze.
Per quanto concerne il cambiamento di mentalità, il processo richiede tempi molti lunghi. -
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