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Ciao Veruska,
premesso che sono d’accordo con te sul fatto che l’utilizzo dell’IA vada implementato anche nella gestione dei contratti pubblici, purtroppo però non sono d’accordo con quanto da te proposto, ovverosia di utilizzare l’AI per la verifica della documentazione di gara.
Infatti, soprattutto nella fase di apertura della busta amministrativa, si richiede ai funzionari un’attività che non è solamente materiale.
Basti pensare alle verifiche che occorre condurre in merito al contratto di avvalimento: non ci si può limitare a constatare la sua presenza o meno nella busta amministrativa, ma occorre verificare che le parti abbiano concordato un corrispettivo e che l’impegno dell’ausiliaria sia concreto e non si risolva in una mera dichiarazione di intenti.Ciao Giuseppe,
ho apprezzato particolarmente il taglio pratico della tua proposta.
A tal proposito, mi permetto di sottolineare come sia necessario che ANAC intervenga tempestivamente per implementare le modalità di accesso alle sue piattaforme, consentendo l’accesso non solo tramite SPID personale del RUP ma anche tramite SPID di soggetti individuati ad hoc dalla Stazione Appaltante.
I RUP, infatti (gli unici ad oggi che possono utilizzare in modo completo le piattaforme ANAC), sono tendenzialmente non solo tecnici (quindi di professione ingegneri, architetti) ma anche dirigenti.
Alla luce di quanto sopra, a mio avviso, è difficile pensare che a) il Dirigente si metta a svolgere mansioni così pratiche (non avendone il tempo); b) il RUP sappia precisamente per ciascuna gara quali documenti scaricare dal FVOE o quali schede trasmettere.
E’ chiaro che per tali attività i RUP si faranno coadiuvare da dipendenti dell’Ufficio gare, quindi perché non consentire ai dipendenti dell’Ufficio gare, previamente individuati dal Dirigente, di operare autonomamente sulle piattaforme, circostanza che peraltro consentirebbe una riduzione delle tempistiche di adempimento a tali oneri?
Per concludere, ricollegandomi ai contenuti della tua proposta, il mio auspicio è che ANAC intervenga modificando il sistema ora in uso di accedere al FVOE o alla banca dati nazionale dei contratti pubblici per la trasmissione delle schede.ottobre 28, 2024 alle 10:05 pm in risposta a: Il Coraggio del Dipendente Pubblico: Whistleblowing e preparazione professionale #2894Ciao Michele,
premesso che come te ritengo che il whistleblowing sia da incentivare, allo stesso tempo occorre essere realisti. Seppur sulla carta, dopo la riforma del 2023, il whistleblower sia più tutelato, nella realtà dei fatti così non è. Il whistleblowing, infatti, era e continua a essere una delle principali cause di ritorsioni sul luogo di lavoro (lascio link a due vicende interessanti hhttps://www.facebook.com/watch/?v=743129530354994/ https://www.civicrazia.org/lotta-per-la-legalita-intervista-ad-antonella/mollia) in quanto per i datori di lavoro pubblici il whistleblower è considerato un delatore e non una persona etica e rispettabile.
Per tale ragione, è difficile che allo stato attuale un dipendente decida di rischiare il tutto per tutto per difendere la legalità all’interno dell’Ente. E si badi, a mio avviso, un tale comportamento, sebbene da dissuadere, quanto meno umanamente non è rimproveratile. Infatti, è comprensibile che un padre o una madre di famiglia decidano di non segnalare per evitare, nella peggiore delle ipotesi, il licenziamento o ripercussioni stipendiali e, nella migliore delle ipotesi, trasferimenti in sedi decentrate dell’Ente, sovraccarichi di lavoro, isolamento.
Quello che occorrerebbe migliorare è, semmai, la cultura alla legalità dei manager pubblici, far comprendere loro che il whistleblower non è una persona da isolare ma una persona da valorizzare. Il whistleblower è, infatti, quasi sempre una persona che non denuncia per divertimento ma per il forte senso di responsabilità che nutre verso la collettività e lo Stato che rappresenta e, che quasi certamente sarebbe assolutamente contento di essere coinvolto attivamente nel processo di “legalizzazione” dell’Ente.Ciao Luigi,
Condivido pienamente i contenuti della tua proposta.
Vorrei solo fare una puntualizzazione dettata dalla mia , seppur breve, esperienza nelle stazioni appaltanti della Pa.
La formazione deve essere sicuramente un obiettivo da perseguire strenuamente, ma penso che ciò non sia sufficiente se non accompagnata da una corretta allocazione delle risorse umane in servizio presso gli enti.
In altri termini, perché la formazione sia proficua, occorre che alla stazione appaltante venga adibito personale con esperienza già maturata nel settore della contrattualistica pubblica.
Infatti, la gestione degli appalti pubblici richiede una competenza trasversale, che va dal diritto civile, al diritto amministrativo , passando per il diritto penale e il diritto contabile.settembre 22, 2024 alle 5:14 pm in risposta a: Scarsa conoscenza delle norme e loro complessità agevola i fenomeni corruttivi. #2882Buonasera Matteo,
condivido pienamente gli obiettivi che hai indicato.
Per quanto concerne invece i mezzi proposti, mi permetto di fare qualche breve osservazione.
In particolare:
1) per quanto riguarda la guida pratica, è indubbio che la sua stesura sarebbe molto utile. Tuttavia, de facto, vista l’estrema mutevolezza degli orientamenti giurisprudenziali che, peraltro, si susseguono con ritmo incessante, a mio avviso sarebbe opportuno un aggiornamento quantomeno semestrale della stessa e non annuale;2) quanto alla creazione di ufficio “centrale” composto da esperti del settore per rispondere a domande e chiarire dubbi anche con modalità “call center”, credo che sia un sogno irrealizzabile e anche potenzialmente foriero di sprechi di denaro pubblico poiché :
a) la PA ad oggi è incapace (salvo limitate eccezioni) di svolgere una selezione pubblica in grado di individuare i più meritevoli, innanzitutto perché il lavoro alle dipendenze della PA non è economicamente attrattivo e dunque spesso, soprattutto i laureati, preferiscono il lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro privato; in secondo luogo perché, spesso, i bandi di concorso sono scritti con estrema superficialità e generalità, senza indicare requisiti speciali specifici per ciascun profilo ricercato. Per fare un esempio banale, è difficile che la PA bandisca un posto per un ingegnere specializzato nell’esame e nella trattazione delle c.d. “riserve”, si limiterà invece a richiedere la laurea in ingegneria e, forse, un’esperienza minima di 3/5 anni;
b) all’interno della PA esistono già figure che dovrebbero essere preposte a tale funzione (penso ai Segretari comunali e provinciali, ai Segretari della Regione, ai Segretari degli altri enti pubblici diversi dagli enti locali, ai direttori generali, all’Avvocatura interna dell’Ente);3) quanto all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, sono d’accordo che il suo utilizzo vada implementato ma credo anche che non si possa affidare la gestione di un intero procedimento amministrativo alla stessa, si potrebbe invece pensare di utilizzarla come strumento di controllo, per evitare errori materiali o sviste grossolane. Infatti, come l’uomo, anche l’AI può commettere errori, in quanto gli input all’AI sono dati dall’uomo stesso.
Senza contare che ci sono attività giuridiche che non possono essere in alcun modo scaricate all’AI. Penso ad esempio al controllo di legittimità e di validità da svolgere su un contratto di avvalimento. In tal caso, infatti, il funzionario pubblico non può limitarsi a verificare l’onerosità o la gratuità del contratto ma dovrà verificare in concreto, tramite un esame complessivo delle clausole in esso contenute, che l’ausiliario abbia assunto impegni effettivi e non solo formali verso l’appaltatore. -
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